Il sasso nello stagno. Introduzione all’essenza della parola.

Dicembre 17, 2008 – 4:20 pm

Per introdurre il discorso sulla seconda essenza dell’italiano, cioè la parola, abbiamo pensato di proporvi una bella citazione tratta da un famoso libro di Gianni Rodari, la Grammatica della fantasia (prima edizione 1973). Provate a commentarla, spiegando che cosa vi fa venire in mente, e perché dovrebbe essere importante, in classe, prestare molta attenzione alla parola e dirigere l’attenzione dei bambini su di essa (per farli riflettere, per farli divertire, per…). La parola è senso, ma è anche morfologia.

Dunque, a voi la “parola”…

«Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari. Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in un tempo brevissimo. Forse nemmeno ad avere tempo e voglia si potrebbero registrare tutti, senza omissioni.
Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere.»

Gianni Rodari, Grammatica della fantasia (1973)

  1. 13 Responses to “Il sasso nello stagno. Introduzione all’essenza della parola.”

  2. Questo non è il commento richiesto, ma è un’idea di riassunto particolare del testo proposto.
    “Gli inarrestabili anelli non navigano invano, risvegliano orchestre dormienti accarezzando reconditi istrumenti. Imperscrutabile lavorio, silice amica scagliata senza offesa, narra elegantemente la
    leggenda offertaci, stima tributiamo al grande novelliere omegnese.”

    By Francesco Giudici on Dic 17, 2008

  3. Non è proprio una riflessione sulla parola, è solo un piccolo contributo alla discussione.

    Riprendendo la metafora dello stagno, vorrei aggiungere che oltre alla grande importanza delle varietà e diversità di sassi che noi lanciamo e che cadendo generano un susseguirsi di reazioni a catena, bisogna anche ricordare che ogni stagno è diverso, ha le sue peculiarità, e quindi al suo interno nascono moti diversi. Le risposte che seguiranno saranno diverse e dipenderanno non solo del tipo di sasso che avremo lanciato, ma anche dal tipo di stagno dove il sasso andrà a cadere.
    Avremo quindi una varietà di risposte dovute a come ognuno accoglierà il sasso e a come ognuno lo saprà integrare e far suo.

    Care colleghe e cari colleghi, auguro a tutti Voi un sereno Natale e un felice 2009!

    By Riccardo Marioni on Dic 23, 2008

  4. Anche per me è tutto nuovo! Non mi sento ancora a mio agio, ma è pur vero che occorre iniziare! Perciò mi lancio volentieri in questa nuova avventura… Per ora non ho trovato un testo sublime adatto, comunque mi ha colpito la prima parte dell’articolo di Paolo Di Stefano, pubblicato su AZIONE il martedì 2 dicembre 2008: è una situazione reale in cui si esplicita l’importanza del significato delle parole inserite in un determinato contesto.

    VOTI D’ARIA
    Parliamo pure, tanto saranno clementi
    Paolo Di Stefano
    Le parole, perché ritrovino un senso, vanno lette nel loro contesto. Di fronte alla frase «Esprimiamo il nostro più sincero dispiacere», siamo legittimati a pensare a una formula di circostanza pronunciata, o meglio scritta, in occasione di un decesso rispetto al quale il parlante o lo scrivente voglia mostrare la sua partecipazione restandone al contempo distante. Tutto congiura a immaginare la collocazione del parlante: partecipazione moderata, ferma distanza. Niente farebbe pensare che qualcuno possa reagire a una frase del genere urlando: «Basta! Vergogna!». Ma può succedere. È successo mercoledì mattina a Como, durante l’ultima udienza, in attesa della sentenza del processo a Rosa Bazzi e Olindo Romano per la strage di Erba. Quella frase, che potrebbe meritare un voto discreto (un 4 1/2) in situazioni diciamo ordinarie per quanto dolorose (per altri), diventa una frase da 2 in bocca a quello che poi, con sua moglie, sarebbe stato condannato all’ergastolo come l’omicida di un bambino e di tre donne…

    By Gianni Gregorio on Dic 28, 2008

  5. Eccoci, un po’ in ritardo rispetto alle consegne, ma il tempo sfugge via come una piuma che si libra nell’aria.

    Invece di inserire una citazione tratta da un grande autore ho pensato di chiedere ai miei allievi (3a) cosa ne pensassero del termine parola, cosa evocasse loro e come definirebbero la stessa. Il tutto è poi stato ampliato ad altre due classi (5a) grazie alla collaborazione di due miei colleghi.
    Da una prima impressione mi è sembrato di percepire durante la discussione un certo mescolamento fra l’apetto fonologico e quello ortografico. A volte il termine veniva utilizzato come sinonimo di voce (attribuendo alla stessa un volume) altre ci si limitava alla parola scritta quale rappresentazione grafica della parola orale.

    Ecco, in sintesi, cosa ne è scaturito:

    la parola ti permette di

    Pensare
    Avvisare
    Redigere
    Offendere
    Leggere
    Ascoltare

    La parola è disegnare, è confidare, è fumetti, è storia, è pubblicità, è gioco, è vocabolario, è linguaggio diverso nel mondo.

    La parola ti aiuta a capire cosa dice un amico, ti fa vivere e con essa puoi esprimere un dolore.

    La parola è importante, ci serve, ha un suono, la parola è poesia, è rima.

    Bisogna fare attenzione, se dici parola i mimi si arrabbiano, perché i mimi non parlano, fanno le parole con le mani. La parola ha un suono, ma quando si legge lo si perde: io leggo con gli occhi e non con la bocca.

    La parola la possono fare anche gli animali, ma con linguaggi diversi dal nostro.

    La parola è comunicare, a volte è noiosa.

    A tutti voi gli auguri di un buon anno, ricco di parole

    By Edy Zellweger on Dic 29, 2008

  6. Colgo l’occasione del commento di Edy per una piccola anticipazione riguardo al nostro prossimo incontro. Edy, quasi leggendoci nel pensiero, ha svolto con i suoi allievi un’attività simile (simile, non uguale) a quella che abbiamo intenzione di proporvi il 14 di gennaio.

    Rifletteremo insieme sulla parola in un modo che riteniamo piuttosto originale. Non anticipiamo nulla di più, per non rovinare la sorpresa. Siamo comunque sicuri che ci divertiremo e, insieme, faremo qualcosa di utile per tutti: voi, i vostri allievi, noi formatori.

    Buon anno e buone parole a tutti!

    By Simone Fornara on Dic 29, 2008

  7. Segnalo che ho cambiato collocazione ad alcuni dei vostri interventi. Ne ho spostati tre o quattro sotto il secondo articolo, sull’essenza della parola, perché mi sembravano più “in tema” così.

    Ciao e grazie per la partecipazione

    By Simone Fornara on Dic 29, 2008

  8. Ecco il mio primo commento su un blog.

    PAROLE SUI MURI

    Nel 1980, Italo Calvino nell’articolo “La città scritta: epigrafi e graffiti” (in: “Collezione di sabbia”, Garzanti, 1980) scriveva a proposito dei graffiti:

    «La parola sui muri è una parola imposta dalla volontà di qualcuno, si situi egli in alto o in basso, imposta allo sguardo di tutti gli altri che non possono fare a meno di vederla o recepirla. La città è sempre trasmissione di messaggi, è sempre discorso, ma altro è se questo discorso devi interpretarlo tu, tradurlo tu in pensieri e in parole, altro se queste parole ti sono imposte senza via di scampo. Sia essa epigrafe di celebrazione dell’autorità o insulto dissacratorio, si tratta sempre di parole che ti piombano addosso in un momento che tu non hai scelto: e questa è aggressione, è arbitrio, è violenza. La parola scritta non è imposizione quando ti arriva attraverso un libro o un giornale perché per essere ricevuta presuppone un previo atto di disponibilità da parte tua, un consenso all’ascolto espresso nell’acquistare o soltanto nell’aprire quel libro o quel giornale. Ma se t’arriva da un muro senza possibilità d’evitarla è una sopraffazione in ogni caso».

    Che significato hanno invece i graffiti per i loro autori, i ‘writer’? Cos’è per loro la parola scritta sui muri? Ecco la testimonianza di Obelix, ‘tag’ di un ragazzo che esegue graffiti (in Alessandro Mininno, “Graffiti Writing. Origini, tecniche e protagonisti in Italia”, Mondadori, 2008):

    «Si possono trovare mille motivazioni e stimoli per giustificare questa volontà, ma secondo me tutto nasce dall’istinto. Se ho in mano una penna mi viene spontaneo comunicare e scrivere… come un raptus… scrivo dappertutto appena posso e come posso, anche col dito sul finestrino di una macchina… è più forte di me».

    By Patrizia Castelli on Gen 2, 2009

  9. Andrea Panizza (in un suo commento a un altro articolo del blog [edit]) nomina il personaggio di Matilde che richiama immediatamente l’omonima protagonista di un conosciuto libro di Roald Dahl. Sempre lo stesso scrittore inglese, nel “GGG”, mette in bocca al gigante questo discorso…

    “Le parole – disse – mi ha sempre abracadabrato. Prova ad avere un po’ di pazienza con me, e non capilla. Come ti ho già spiegato, io sa benissimo quello che parole vuole dire, ma in un modo o nell’altro le parole finisce sempre per intortiglintricarsi.”

    Sia l”abracadabrato” che “intortiglintricarsi” mi sembrano piuttosto eloquenti e completano qualche anfratto, pur nella loro apparente irregolarità costitutiva, del discorso di GIanni Rodari.

    By Francesco Giudici on Gen 2, 2009

  10. Parlare della parola, parola mia, non è una parola! Specialmente sul blog.
    Ci ho pensato tanto, ma tutto ciò che mi è venuto in mente mi sembra banale, già detto, poco interessante o incompleto… saranno le vacanze?
    Le parole vanno scelte con cura. Sì, ogni parola suscita un mondo, ma deve essere almeno in parte condiviso, altrimenti nascono malintesi. E’ per questo che vale la pena di poter attingere ad un gran numero di parole, per essere il più precisi possibile nel formulare il proprio pensiero. Perché si usano le parole anche per questo, no? Per spiegare e spiegarsi… credo…
    Beh, sono due settimane che ruoto attorno a questo pensiero, senza trovare le parole che mi sembrano sufficientemente adatte. Ma il compito va fatto!
    Insomma… prendetemi in parola: non ho parole… e forse chiederò la parola il 14 per due parole sulla parola.
    A proposito di parole, eccone tre un po’ abusate in questi giorni, ma offerte con il cuore: felice anno nuovo!!!

    By Ivana Mora on Gen 5, 2009

  11. *Parola risale al latino cristiano parabola, che è propriamente, come tutti sanno, un racconto morale fatto per comparazioni, per confronti (ed è dal greco parabolé, “accostamento”, “confronto”, derivato dal verbo paraballo, “metto accanto”, e poi “io confronto”)…*
    da Aldo Gabrielli, Nella foresta del vocabolario

    *Parola discende dal casino italiano “parabolica”, che è propriamente, come tutti sanno, un raccordo mortale fatto per comparizioni, per affronti…*
    da F.G., Travisamenti etimologici

    By Francesco Giudici on Gen 9, 2009

  12. “Quel giorno, in biblioteca, c’era anche Bambilla. Invisibile, sospeso comodamente a mezz’aria, leggeva un libro lasciato aperto da un bambino. Se avesse voluto, naturalmente, avrebbe potuto girare le pagine, perché sarebbe sembrato solo un colpo di vento. Ma a Bambilla bastava quella pagina, anzi, una sola frase della pagina: anzi, una sola parola. Gli bastava una parola per immaginare decine, centinaia, migliaia, milioni di cose.”
    Roberto Piumini, Le avventure del folletto Bambilla

    By Francesco Giudici on Feb 2, 2009

  13. Ecco tre aforismi:

    “Chi ti parla, muovendo le labbra ne fa uscire dei suoni e li accompagna con l’espressione degli occhi e del riso, col movimento delle mani e l’atteggiamento del corpo. Ogni parola detta è una piccola commedia.”
    Fausto Melotti, Linee

    “Certe parole, più che dal seno, sembrano sfuggite dalla scollatura.”
    Dino Basili, Amici amici

    “- Non ho parole … -
    – Ben detto! -”
    Piergiorgio Bellocchio, Dalla parte del torto

    By Francesco Giudici on Feb 19, 2009

  14. Riprendo alcune frasi da Diario di scuola, di Daniel Pennac. Per chi volesse leggere l’intera perorazione informo che si possono trovare a pagina 123.

    “[...] Imparare a memoria? Nell’epoca in cui la memoria si misura in giga! Tutto questo è vero, ma l’essenziale è altrove.
    Imparando a memoria, non supplisco a nulla, aggiungo a tutto.
    La memoria, qui, entra nel cuore della lingua.
    Tuffarsi nella lingua, è questo che conta.
    E se tuffandomi bevo, poi mi rituffo lo stesso.”

    Continuando con lo stesso libro e con il pensiero rivolto a Giuditta che ci somministrava Pierre Bourdieu in dosi non troppo omeopatiche, ecco un armento di parole razziato a pagina 21.

    “Ovviamente si pone il problema della causa originaria. Da dove veniva la mia somaraggine. Figlio della borghesia di stato, cresciuto in una famiglia affettuosa, senza conflitti, circondato da adulti responsabili che mi aiutavano a fare i compiti … Padre laureato al politecnico, madre casalinga, nessun divorzio, nessun alcolizzato, nessun caratteriale, nessuna tara ereditaria, tre fratelli con il diploma di maturità (scientifica, ben presto due ingegneri e un ufficiale), ritmi regolari, alimentazione sana, biblioteca di famiglia, orizzonte culturale conforme all’ambiente e all’epoca (padre e madre nati prima del 1914); pittura fino agli impressionisti, poesia fino a Mallarmé, musica fino a Debussy, romanzi russi, l’inevitabile periodo Teilhard de Chardin, Joyce e Cioran come sommo dell’arditezza … Conversazioni a tavola tranquille, allegre e colte.
    Eppure, un somaro.”

    By Francesco Giudici on Ago 1, 2009

Post a Comment

*
To prove you're a person (not a spam script), type the security word shown in the picture.
Anti-spam image